lunedì 30 settembre 2013

Commemorazione delle vittime del settembre 1943


Prima parte della serata “Una voce che ci eleva al cielo”. Chiesa di San Biagio - Altavilla Silentina (Sa). 21 settembre 2013

Dopo meno di un anno dalla riapertura della chiesa, la comunità di Altavilla, sabato 21 settembre si è ritrovata nuovamente in San Biagio per ricordare un importante evento che ha segnato la sua storia, lo Sbarco Alleato e l’Operazione Avalanche, e per inaugurare un prezioso bene − l’organo − che finalmente è tornato nella sua casa, fra la sua gente, a fare quello per cui è stato realizzato: diffondere musica in un luogo sacro.  

Dopo i saluti di Padre Costantino, del nuovo parroco Padre Antonio Razzano, del Presidente del Consiglio Comunale Michele Ingenito e del sindaco Antonio Marra, sulle note dell'inno nazionale cantato dai tre cori (Coro Parrocchiale, Amici di Don Giustino, MusicaNova) uniti per l’occasione, è iniziata la Commemorazione delle vittime del settembre 1943. Particolare il taglio che si è voluto dare, tutto legato al ruolo che la chiesa di San Biagio ebbe in quei giorni.  

Settant’anni fa − ha ricordato Tiziana Rubano, presidente dell’Auriga e moderatrice della serata − questi furono per tutta la Piana del Sele e in particolare per Altavilla giorni di lutto e di violenze. Il Generale Fred. L.Walker Comandante della 36° Divisione degli Stati Uniti scriveva: “Sono passato di nuovo da Altavilla oggi. Le case sono distrutte, le strade sono bloccate dai detriti, c’è ancora puzza di cadaveri. Il bombardamento di questa città, piena di famiglie abbandonate, fu brutale e senza alcuno scopo. La popolazione è poverissima, inconsapevole, molto religiosa; tutta immersa in un immane dolore, con il terrore sui volti”.  

Altavilla, come ben spiegato in Quota 424, documento fondamentale per la memoria di quegli eventi, era un punto nevralgico nell’ambito delle manovre dei belligeranti e questo fu il motivo per il quale gli altavillesi furono costretti a pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane. Doveroso il ringraziamento rivolto quindi al Colonnello Gerardo Iorio, per il suo contributo preciso e approfondito, e al Professor Paolo Tesauro Olivieri autore di scritti importanti sul periodo storico in questione, e non solo, la cui recente scomparsa è stata ricordata con un lungo applauso.   

Importante lavoro di recente pubblicazione anche quello dell’Ingegner Rosario Messone: Bombe su Altavilla. Una raccolta di testimonianze dalla quale si è partiti per sottolineare l’importanza della chiesa di San Biagio in ogni fase dello Sbarco. Uno spaccato ritagliato per ricordare le persone che hanno pagato con la vita la scelta di non lasciare Altavilla e per ritrovare nel passato gli elementi fortificanti del legame della cittadinanza con questo luogo sacro.  

San Biagio, terrazza sul Mediterraneo, importante fin dai primi giorni. 
La mattina del 9 settembre mi recai alla chiesa di San Biagio e dal sagrato vidi in mare tante navi sormontate di grossi aerostati di sbarramento aereo. Verso Battipaglia s’innalzavano colonne di fumo e alte fiamme.  Alessandro Di Venuta. 

San Biagio vero e proprio rifugio. Una speranza di salvezza fra due Santi.
Il giorno 13 settembre del 1943 molte persone erano rifugiate nel Succorpo di San Germano. Eravamo più di cinquanta al piano di sotto e oltre cento nella chiesa... All’improvviso arrivò una cannonata, sparata da una nave in mare, che colpì la casa di Giovanni Jenna la quale fu rasa al suolo. Una scheggia di rimbalzo entrò dal finestrino del Succorpo e andò a conficcarsi nella muratura. Un’altra scheggia più piccola danneggiò l’altare del Santo. Noi rimanemmo illesi nonostante il grande spavento e l’isteria generale. Occupammo quel posto fino al 19 settembre quando non udimmo più esplosioni. Imperia Guerra.  
Mi trovavo nel Succorpo della chiesa di San Biagio con molta altra gente. Mancavano i viveri e ogni altra necessità. Per fortuna tra noi c’era uno sfollato di nome Catena; un uomo impavido, energico che operava per il bene di tutti e non solo per sé. Spesso usciva e portava sempre qualcosa da mangiare. Trovava di tutto: salame, polli, pane e ogni altra grazia di Dio. Un giorno, mentre infuriava il bombardamento, le donne presenti riuscirono a cucinare un pentolone di fusilli, mentre Catena riuscì a trovare un barile di vino, dei fichi secchi, del formaggio e un prosciutto trafugato nella casa di Michelangelo; facemmo tutti festa sotto il bombardamento... Il 16 mentre stavamo nel Succorpo, portarono ferita la figlia ventenne dello sfollato Paparella che fu curata da un medico presente tra noi... Il giorno 18 non udendo più segni di guerra mi feci coraggio e andai a riempire un barile d’acqua alla fontana... c’era la calma; solo la Piazza sembrava un cimitero con i suoi morti, fili per terra, case crollate, auto incendiate e tanta gente curiosa che vagabondava. Le vie erano bloccate dai muri crollati. Gli americani, distribuendo viveri in piazza, iniziarono a fraternizzare con la popolazione. Mario Camera. 

San Biagio per comunicare la liberazione 
Si sparse la voce che sul campanile di San Biagio c’era un lenzuolo bianco a significare che in paese non c’erano soldati, perciò mi feci coraggio e decisi di ritornare di nuovo a casa. Amedeo Di Matteo  
Una volta partiti dalla piazza i tedeschi, corsero voci che Ulderico Buonafine aveva fatto sventolare la bandiera bianca sopra il campanile di San Biagio.  Mario Di Matteo 

In quei giorni furono tanti i gesti eroici dei civili. Se n’è voluto ricordare uno in particolare. Di una persona speciale alla quale la maggior parte degli altavillesi è rimasta legata da sincero affetto. Certamente figlia del suo tempo.  

Del racconto, ripreso da un articolo di Oreste Mottola, esistono − va detto − diverse versioni:  
Nessuno ha ancora raccontato il gesto di coraggio dell’allora parroco di Altavilla Silentina, don Domenico Di Paola. Al culmine degli aspri combattimenti con i tedeschi, gli americani volevano fucilare due abitanti. Arrestati e legati, dopo un processo più che sommario, furono schierati in un angolo della piazza. Il plotone era pronto a far fuoco. La loro colpa? Erano restati nelle loro case, non erano sfollati come tutti gli altri, nascosti a poche decine di metri da dove un solo cecchino tedesco aveva dato filo da torcere a molte decine di soldati Usa. Rodolfo Guarino spiaccicava qualche parola di tedesco, mentre Antonino Gallo era un credente della Madonna del Carmelo. Gallo non perse però la calma: s’inginocchiò e pregò a voce alta la sua Madonna. Gli americani rimasero sorpresi e non osarono interromperlo. Quei pochi minuti di attesa consentirono al prete di raggiungere la piazza e reagire. Don Domenico, da cilentano sanguigno, pur senza comprendere una parola d’inglese, seppe farsi capire ed essere convincente. I due malcapitati, grazie al coraggio del prete, ebbero salva la vita. Nei nuovi filmati d’archivio di Pesce si vede don Domenico parlare con i soldati americani: forse proprio durante questa drammatica storia.  

E forse proprio Don Domenico un segno ha voluto mandare quando Padre Costantino, nei giorni in cui ha iniziato a ragionare su una data utile per inaugurare l’organo, riordinando in archivio si è imbattuto in un suo scritto. Risale al settembre 1944 ed è il discorso che fece ad un anno dalla tragedia. Il bisogno di condividerlo è stato da subito forte. Da qui l’idea di far coincidere i due appuntamenti.  
Le parole di Don Domenico sono state lette da Elda Lettieri, anticipate dai suoi ricordi personali e supportate dalle immagini curate da Fabio Sacco e Bruno Di Venuta dell’Auriga Cilento. Una copia della lettera, infine, è stata distribuita a tutti i presenti.

D’accordo con Padre Costantino l’Auriga Cilento, per continuare a lavorare sulla memoria del paese, ha invitato la popolazione a partecipare con ricordi, episodi, aneddoti, foto, ad una prossima pubblicazione proprio sulla vita e il pensiero di Don Domenico Di Paola .  

La prima parte, molto intensa ed emozionante, è stata chiusa da un intervallo musicale diretto dal Maestro Alfonso Caramante e composto da Va’ Pensiero in ricordo dei caduti, Fuga 1000 di Bach suonata da Andrea Belmonte e Vergine degli Angeli canto tanto caro a Don Domenico.

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